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Enzo Mainardi fotografo

ENZO

Odiavo essere fotografato.
Amavo dipingere.

Sono nato a Pagani nel 1974. A nove anni mia zia Rosa mi regalò una Polaroid, che conservo ancora. Fotografavo la natura e poi riportavo quelle immagini sulla tela.

A dieci anni entrai nello Studio Fotosolar di Antonio De Caro. Scoprii la camera oscura, lo sviluppo, la stampa in bianco e nero. Prima ancora di imparare a fotografare, imparai ad aspettare una fotografia.

Erano anni in cui il mestiere si custodiva gelosamente. Eppure incontrai persone che scelsero di condividere con me conoscenze, strumenti e fiducia.

Giovanni Attianese mi affidava le sue preziose attrezzature. Gaetano Falcone, autentico artista della camera oscura, mi aprì le porte di tecniche che all'epoca erano soltanto sue. Con Gianni Vecchione, fotografo di grande spessore, ho collaborato per molti anni. Oggi lo chiamo papà.

A quindici anni fotografai il mio primo matrimonio nella Basilica di Sant'Alfonso a Pagani.

Alla stessa età iniziò la mia storia con Rosamaria Olivieri. Lei ne aveva dodici. Apriva il suo salvadanaio per aiutarmi a comprare l'attrezzatura fotografica. Oggi è ancora accanto a me, nella vita e nel lavoro.

Nel 1997 Giuseppe Vece, fotografo di Potenza, mi spinse verso una nuova esperienza, anticipandomi le attrezzature per le riprese e il montaggio video, che ripagai lavorando. Fu una svolta: imparai a seguire gli avvenimenti, ad anticipare i gesti, a cercare il momento prima ancora di fotografarlo.

Con Luigi Montoro e la sua famiglia ho condiviso oltre vent'anni di vita e lavoro, fianco a fianco. Un'esperienza importante del mio percorso umano e professionale, che ricordo con gratitudine.

Le persone accanto a me

Oggi al mio fianco ci sono Aniello D'Ambrosi, Antonella Longobardi, Adele Mainardi, Carlo Botti e Rosa Contaldo. Persone con cui condivido quotidianamente lavoro e fiducia.

Un giorno incontrai un libro, Henri Cartier-Bresson e l'Italia. Mi aiutò a comprendere ciò che probabilmente cercavo già: osservare, aspettare, riconoscere il momento senza necessariamente costruirlo.

Ho fotografato matrimoni, persone, tradizioni e luoghi lontani. In Burkina Faso ricordo ragazzi percorrere chilometri per trovare un lampione sotto cui studiare di notte.

E qualche volta non ho fotografato.

Alcuni momenti li ho voluti soltanto per me.

Oggi cerco ancora la stessa cosa: provare qualcosa davanti a ciò che accade e tentare, attraverso una fotografia, di farlo provare anche a qualcun altro.

Mi piace pensare che un giorno i figli delle persone che fotografo potranno ritrovare nelle mie immagini momenti ai quali non hanno assistito.

Sono cambiate le macchine, la pellicola è diventata un file e la camera oscura uno schermo.

Ma se oggi entrasse nel mio studio un bambino di dieci anni, non comincerei insegnandogli quale macchina fotografica usare.

Gli direi:

Studia.
Ama tutto ciò che è cultura.
Solo allora saprai veramente scrivere con la luce.
ENZO MAINARDI · FOTOGRAFO